Shanghai. Tra i luoghi dellExpo ne figura anche uno dimpronta italiana, firmato da Mario Occhiuto (studio mOa), vincitore del concorso internazionale per la progettazione e il recupero di un ambito industriale dismesso che si appresta a divenire il cuore dellarea «Best Urban Practices». Il progetto fa parte del programma di collaborazione per la protezione ambientale, attivato dal ministero dellAmbiente e della tutela del territorio e del mare italiano e dal suo omologo cinese.
Il complesso si articola in una serie di fabbricati esistenti di cui i progettisti hanno scelto di conservare struttura e forma, rinnovandone linvolucro, e in un nuovo edificio che collega la piazza antistante e i padiglioni espositivi. La nuova pelle esterna, in lastre di cotto ricomposto (1,2 x 1,2 m), funge da elemento schermante esterno e filtro per lingresso della luce naturale attraverso una complessa traforatura, oltre a contribuire al miglioramento delle prestazioni termiche delledificio. La decorazione delle singole lastre è stata studiata ispirandosi alle ceramiche di Vietri, alternando pieni a vuoti che restituiscono un gusto tipico delle architetture tradizionali dellarea mediterranea.
Coerentemente con lo spirito dellintervento, il progetto fa un accorto uso dei materiali: riciclabili (come lalluminio delle falde di copertura dei padiglioni) e riciclati. Il cotto ricomposto incarna la volontà di operare nella direzione di una sostenibilità valutata sullintero ciclo di vita delledificio. Questo materiale dipende in alta percentuale da componenti di riciclo e da uno speciale impasto di cotto, frantumato e legato con resine e quarzi naturali: 41% di frammenti di terracotta, 50% di quarzo e 9% di colorante organico e resina. Attraverso un processo di compressione ad alta pressione si ottiene il prodotto finale, che consente la realizzazione di lastre che possono raggiungere le dimensioni di 1,2 x 3 m. Tale scelta recupera lantichissima tradizione italiana dellutilizzo del coccio pesto che si ritrova nelle case di Pompei e in molte basiliche paleocristiane. Per il risparmio energetico, si è optato per un sistema basato su una pompa di calore geotermica, alimentato da una superficie fotovoltaica in copertura.
(Visited 53 times, 1 visits today)
Articoli recenti
- Roma oltre il centro: come l’ospitalità temporanea sta cambiando i quartieri residenziali 2 Ottobre 2026
- Zumthor con Piano: ensemble nel parco per la Beyeler 30 Settembre 2026
- Quo vadis architetto? Progetti e storie al Lido 29 Settembre 2026
- Catherine Gay Menzel: non oggetti ma relazioni e atmosfere 28 Settembre 2026
- Storica ma nuova: il Compasso d’Oro e la sua collezione 27 Settembre 2026
- Vuoi spiegare un edificio? Rompi la black box 26 Settembre 2026
- Siena, frammenti di storia e di progetti 23 Settembre 2026
- Comunità e architettura: chi plasma chi? 23 Settembre 2026
- Memoria, poi bene comune, ora luogo sospeso 23 Settembre 2026
- Casalecchio di Reno: il paesaggio come infrastruttura urbana 23 Settembre 2026
- Partecipazione e riqualificazione: ripensare il quartiere Croce di Casalecchio di Reno 23 Settembre 2026
- Materiali, progetto e sostenibilità 23 Settembre 2026
- Pavimentazioni per città più resilienti: il calcestruzzo come risposta alle sfide climatiche 23 Settembre 2026
- Passeggiando nel paesaggio 23 Settembre 2026
«Il Giornale dell’Architettura» è un marchio registrato e concesso in licenza da Società Editrice Allemandi a r.l. all’associazione culturale The Architectural Post; ilgiornaledellarchitettura.com è un Domain Name registrato e concesso in licenza da Società Editrice Allemandi a r.l. a The Architectural Post, editore della testata digitale, derivata e di proprietà di «Il Giornale dell’Architettura» fondato nell’anno 2002 dalla casa editrice Umberto Allemandi & C. S.p.A., oggi Società Editrice Allemandi a r.l.
CONTATTI SOCIAL:
© 2026 Giornale dell'Architettura •
© 2026 TheArchitecturalPost - Privacy - Informativa Cookies - Developed by Studioata




















